WordPress.com, ritorno a casa?

Prossimamente, tornerò a WordPress.com.

L’esperimento di sito self-hosted è durato tre anni, con alti e bassi su cui, magari, scriverò qualcosa.

Torno alla versione base, per il momento, lasciandomi aperta in futuro la possibilità di effettuare upgrade più o meno modesti quali la rimozione della pubblicità.

Comunicherò quando avverrà il cambio effettivo, casomai interessasse a voi due che mi seguite. 🙂

Stay Tuned,

Mr.Frost

P.S. Contrordine, compagni. Per il momento si rimane al vecchio indirizzo su Tophost. Ultima chance che concedo loro, e di cui relazionerò a dovere. Ci si vede di là.

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Il Galaxy Note 9 è costretto ad essere un “mezzo computer”

Leggo un post interessante di un blog che ho iniziato seguire da poco: l’autore sostiene che Apple sia impegnata ad introdurre “features ridicole” come i Memoji che “nessuno ha chiesto”, mentre Samsung con il Note 9 realizza il suo sogno di poter utilizzare un unico terminale come mobile e sostituto del PC.

Continuo a non capire questa smania di unificazione di dispositivi con interfacce, casi d’uso, storie, prospettive di sviluppo, ambiti di utilità e chi più ne ha più ne metta radicalmente diversi (non lasciamoci ingannare dalle parziali sovrapponibilità, i dispositivi sono e resteranno mondi diversi. Se poi i propri bisogni ricadono interamente in uno qualsiasi dei mondi suddetti, il “merito” o la “colpa sono daattribuire esclusivamente alla nostra personale ed irripetibile – o quasi – situazione).

Anche se fosse, comunque, il caso di perseguire tale unificazione, mi viene da pensare che Samsung vi sia costretta, al momento.

Dal punto di vista dell’utente medio, oggi chi sceglie Android al posto di ioS (o viceversa, va da sé) lo fa per una questione quasi esclusivamente di gusto personale. C’è chi si trova meglio con il robottino, per miliardi di motivi diversi, quindi si rivolge ai principali produttori che supportano questo S.O.

Questo utente “felice androidiano per scelta”, qualora dovesse decidere di utilizzare il proprio adorato S.O. in tutte le sue possibili declinazioni hardware, si troverebbe nell’invidiabile situazione che vado qui ad esporre brevemente:

1) Smartphone: moltissimi produttori, qualità variabile da “eccellente” a “caduto da camion e schiacciato da asfaltatrice”. Tra i primi, direi, possiamo tranquillamente inserire Samsung, “Google” (come marchio, non creando ovviamente hardware da sé), Huawei, OnePlus e LG (come minimo – non lo dico io, lo dice AndroidAuthority).

2) Personal computer: un emulatore con annesso tutorial di Aranzulla, oppure un Chromebook (HP, Acer, di nuovo Samsung, Asus, tra gli 11” e i 15”).

3) Tablet: rumore di grilli. Scherzo, ma nemmeno troppo: se la nostra fonte, AndroidAuthority, mette in classifca Samsung (sorpresona, eh?), Huawei e i Fire di Amazon (che però non sono proprio del tutto Android, vero Jeff?), bisogna considerare come nel settore tablet, ormai, Android sembri una città fantasma.

Quindi, potrebbe per caso essere l’attuale situazione dovuta al fatto che Samsung si trovi obbligata a rendere il proprio dispositivo più popolare (definizione ancor meno contestabile se oltre al Note si Aggiunge il Galaxy “liscio”) “multifunzione”, in modo da poter sopperire alle carenze di un S.O. che ha dimostrato difficoltà nell’adattarsi ad hardware che non sia quello degli smartphone?
Perchè spesso e volentieri si osserva la “triade” Mac/iPhone/iPad, ma molto meno spesso Chromebook/Galaxy (Note o meno)/GalaxyTab?

Evitando risposte da fanboy, forse l’argomento merita un po’ più di riflessione di quella operata dal nostro Jonathan.

Stay TuneD
Mr.Frost

Quote Of The Day

Una delle cose migliori di un negozio fisico è il fatto di avere qualcuno con cui confrontarsi, al limite anche solo per fare due chiacchiere — con il mio edicolante succede quasi sempre — se il negoziante non riesce, o non vuole, entrare in sintonia con il cliente, allora è meglio l’impersonalità del negozio online. Sarà pure freddo, solitario, ma almeno si può comprare quando e come si vuole, e si risparmia pure. E se qualcosa non piace o non va bene, la si rimanda indietro e amici come prima

Commercio tradizionale o commercio online? Perché Amazon sta vincendo (parte 3) | Melabit

Link

Quote Of The Day

Microsoft will use Intel’s seventh generation Core i7 chip, just like Apple’s fastest standard iMac introduced in mid-2017. But rather than complaining that Microsoft’s brand new Surface Studio 2 should be using Intel’s latest available processor, Hachman stated, “fortunately, performance isn’t why you’ll buy the Microsoft Surface Studio 2: It’s that amazing, vibrant display.”

That’s right: after decades of chiding Apple for not building a “headless” PC box from the 90s, suddenly the reason “you’ll buy the Microsoft Surface Studio 2” (and don’t worry, you actually won’t) is because it incorporates a nice display. Specifically, as Hachman detailed, a “4500×3000 28-inch RealSense display that puts out even more light than before—over 500 nits!” He added that “it was like falling into a more vibrant, colorful world.”

Apple’s “vibrant” 5K iMac first shipped four years ago.

Alternatively, you might say it’s like walking into the summer of 2017, when Apple released its 5K iMac with 500 nits (!) of brightness. Vibrant color on a vastly high resolution display (5120 × 2880, higher than Surface Studio 2, and in a more media-creative friendly 16:9 aspect ratio) first appeared with the 5K iMac in late 2014 (upgraded to P3 wide color gamut three years ago). To speak of this stuff as being “more than ever before” and a new epoch of computing is just kind of nutty.

Is Microsoft’s Surface Studio 2 the hardware Apple wishes it could ship?

Stay Tuned,
Mr.Frost

Considering Low Contrast Complications

Brillante. Il fatto che l’interfaccia di WatchOS, già notevolmente funzionale così com’è, si presti a tante riflessioni e proposte (sensate) di miglioramento, testimonia dell’ottima salute della piattaforma e fa ben sperare per il futuro.

Un sistema migliorabile è un sistema vitale e in evoluzione.

Stay Tuned,
Mr.Frost

L’assenza è presenza

A LinkedIn Page is devoid of any personality. At the same time, Twitter profiles have no details. Instagram is just a soft sell. It’s a lot of work to add up the information on someone’s LinkedIn profile and Facebook page, and you will still end up short of a complete view of that person. What if like me, there isn’t any presence on Facebook?

 Social networks & the online reality of identity – On my Om 

Discorso generale condivisibile: ricostruire una parvenza di identità reale, o peggio ancora completa, di qualcuno a partire dagli infiniti brandelli di profilo sparsi nei mille social cui quella persona può essere iscritta, condurrà a parecchia frustrazione (e ad un magro risultato, il più delle volte).

Tuttavia, penso sia giusto sottolineare come anche l’assenza o la scarsità d’informazioni personali, quando voluta, sia in una certa maniera una dichiarazione d’identità.

Che poi sia molto difficile far trasparire questa scelta, rientra secondo me nel gap che caratterizza (inspiegabilmente) quello che dovrebbe essere l’ambito comunicativo per eccellenza (Internet e i social media), che troppo spesso ci consente di esprimere noi stessi in modi incredibilmente limita(n)ti.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Quote Of The Day

(….) la disponibilità di diverse opzioni di lettura e modalità di accesso al testo non è mai stato un impoverimento, ma sempre un arricchimento. In particolare, l’editoria digitale si sta rivelando il più grande alleato dei libri di carta.

La chiave di questa alleanza si chiama POD (Print-on-Demand) ed è un nuovo modo di produrre i libri: in pratica, si sceglie il titolo che si vuole e se ne ordina una copia, che viene stampata e inviata; esiste persino la possibilità di installare stampanti di questo tipo all’interno di librerie o di altri locali. Il lettore del prossimo futuro entrerà in un qualsiasi locale attrezzato con questa tecnologia, vedrà sul suo reader i diversi libri disponibili e, con un clic, potrà farsi stampare immediatamente quelli che preferisce. Il tempo di un caffè ed ecco il libro pronto.

I vantaggi di una soluzione di questo tipo sono molteplici. Oggi, infatti, il libro viene stampato in migliaia di copie (5.000 sono il minimo indispensabile) che vengono inviate alle librerie, dove giacciono pochi mesi e, per la maggior parte (in media l’80 per cento) restano invendute. Lo spreco di carta e i costi di produzione, distribuzione e magazzino sono enormi, con ovvie ripercussioni sul prezzo di copertina e, quindi forti ricadute sulla stessa diffusione della lettura, senza contare l’impatto ambientale. Peggio ancora: visto che i libri cartacei, con questo sistema, devono costare tanto, per evitare che quelli digitali facciano concorrenza alla stampa, anche i prezzi di questi ultimi vengono tenuti artificiosamente elevati.

Insomma, il testo digitale non è un nemico di quello stampato. Anzi, può essere la chiave per leggere di più e meglio anche su carta, con costi minori e grossi vantaggi per l’ambiente.

 Libri di carta e digitali: come sta cambiando il nostro modo di leggere – Semplice come 

Stay Tuned,
Mr.Frost