Ulysses III & Daedalus Touch: il dream team della scrittura cloud?

È tramontata l’epoca di Word. Tranquilli, non voglio lanciarmi in infinite disquisizioni sull’irrilevanza (vera o presunta) raggiunta dalla suite di Microsoft; ne è pieno il web, sono scritte meglio di quanto potrei fare io e dicono tutte, sostanzialmente, la stessa cosa: Redmond ha fallito due volte, la prima sottovalutando il fenomeno tablet (ma l’hanno fatto praticamente tutti al di fuori di Apple), la seconda nel non salire sul metaforico carro del vincitore proponendo trenta secondi dopo l’Armageddon iPad una versione dedicata della propria gallina dalle uova d’oro, quel Microsoft Office che praticamente chiunque abbia usato un computer negli ultimi 15 anni ha usato o visto usare.

Il punto è che oggi Word non ha quasi più motivo di esistere. Ha progressivamente perso la sua centralità, erosa su più fronti per svariate ragioni: innanzitutto, oggi il mercato è letteralmente invaso di “programmi per scrivere” (lo so, lo so, si chiamano “editor di testo”, ma francamente mi è sembrata sempre meno ridicola la dicitura “casereccia”).
Esempi a memoria (breve) OpenOffice, LibreOffice, Apple Pages, ByWord, iAWriter, Ulysses, Writing Kit, Scrivener. E compilare questo elenco mi è costato circa dieci secondi.
Secondo, il diffondersi di una notevole voglia di indipendenza dai formati “troppo proprietari”.
Esempio: il PDF è proprietario (Adobe), ma è uno standard de facto leggibile e modificabile anche dal tostapane. I files .doc/.docx …. come dire… non abbastanza. Per carità, esistono fior di conevrtitori, e compatibilità molto elevata per molti programmi, ma non si ha mai la certezza che funzionerà tutto al meglio. Ed ecco allora una new wave di estimatori del formato .txt che, guarda caso, condivide con il precedente esempio la possibilità concreta e certa di essere evitabile anche dal lavello della cucina.
Terzo, la necessita di gestione documentale oggi è prettamente multipiattaforma: non più però secondo il vecchio significato di compatibilità fra sistemi operativi diversi, bensì nel senso fisico della parola.
Esempio: inizio questo post su iPhone, proseguo su Mac, termino (sì, magari…) su iPad. E allora esplosione di Dropbox, iCloud, Box, Skydrive, Google Drive e di programmi che possano gestire lo stesso file da dispositivi diversissimi tra loro.
Quarto e meno “informatico”, la tendenza sempre più diffusa (fortunatamente, aggiungo) alla smaterializzazione dei testi (esclusi i prodotti editoriali professionali).
Esempio: quanta parte di ciò che avete prodotto recentemente, diciamo negli ultimi due anni, avete stampato su carta, potendo scegliere se farlo o meno? Sono pronto a scommettere che si tratti di una percentuale sempre più ridotta, ed in alcuni casi (presente!) vicina allo zero. Dopotutto, esistono metodi di archiviazione, consultazione e condivisione di documenti molto più efficienti della polpa di albero, e se il digitale ci va bene (ma sarà poi vero? ci penserò con calma, uno di questi giorni) per le nostre amate fotografie, ormai nostro storico “dispositivo di memoria esterna” (CIT.), può tranquillamente sostituire il memorandum del lavoro, i pensieri sparsi di un diario, o gli scambi epistolari.

Ecco, ora che l’infinita disquisizione che avevo promesso di evitare è stata puntualmente messa nero su bianco (anzi, in questo caso bianco su nero, cortesia del tema notturno di Daedalus Writer), resta un dubbio.
Perché Ulysses?
Bisogna da subito precisare che quanto espresso è altamente soggettivo; mai conosciuto due persone con le stesse abitudini, i medesimi gusti ed identico setup di scrittura; il perché è piuttosto evidente: scrivere è un meraviglioso esempio, forse il più perfetto, di equilibrio tra intimità (le idee che mettiamo su carta) e necessità di comunicazione (scriviamo, in varia misura ed in modo più o meno scoperto, perché vogliamo essere letti).
Francamente, riesco ad immaginare poche altre cose così individuali e dipendenti da quella parte di noi che ci rende unici, chiamatela come vi pare.

Secondo, cambiano enormemente le esigenze. Se qualche anno fa mi avessero detto che avrei felicemente (molto felicemente, per di più) vissuto senza una singola copia di Office installata sui miei computer, avrei quantomeno alzato il famoso sopracciglio.
Oggi, se anche non fosse flagellato da un’interfaccia a due poco imbarazzante (quel “Ribbon” che, occupando spazio prevalentemente in verticale, cozza secondo un elementare buon senso con la tendenza attuale ai widescreen), Office ed in particolar modo Word mancano di troppe caratteristiche che gli utenti cominciano a ritenere necessarie.
Scarso supporto cloud, niente versioni mobile (e forse, visto l’orrore che pare essere Office RT, è meglio così), sovrabbondanza di funzioni chiaramente ereditate da un’epoca, quella del desktop publishing, che in quella forma ormai non ha davvero più niente da dire.

Ulysses, in questa sua terza incarnazione, rappresenta invece la migliore lettura che si possa dare delle esigenze di un moderno utente; capacità di sincronizzazione cloud molteplici ed elevate, (supporta iCloud, Box.net e multipli accounts Dropbox) ampie capacità di editing e gestione dei files, (ma non la pesantezza di funzioni ormai “di nicchia”) gestione completa in mobilità tramite il “gemello diverso” Daedalus Touch, possibilità di scrittura “distraction free” a tutto schermo su Mac.
A questo va aggiunta una cura maniacale nei dettagli, che traspare dalla scelta di palette, caratteri (anche se spero ne aggiungano altri in futuro), animazioni che contribuiscono a dare al programma (a questo punto potremmo dire ai programmi) una personalità ben definita.
Personalità rimarcata anche dall’atipico “manuale d’uso” inserito in Daedalus Touch, nella forma di fogli scritti dagli autori del software (la metafora dei “fogli” organizzati in “pile” è un altro dei dettagli cui accennavo poco fa) contenenti i comandi base (il programma fa uso intenso delle gestures) e qualche “dritta” sui comandi e le features non immediatamente in evidenza.
A questo punto val la pena di chiarire una cosa: se si decide di utilizzare uno dei due software senza l’altro, si perde metà del valore. Non tanto perchè i due programmi non siano di per sè validi anche se considerati singolarmente, quanto piuttosto perchè la vera caratteristica che salta all’occhio, (o almeno quella che per prima spicca) è la perfetta integrazione tra loro.
Questa recensione ne è, se ce ne fosse bisogno, la prova: scritta su tre devices diversi (iPad, iPhone, Mac), senza perdere una riga grazie ad una sincronizzazione iCloud praticamente perfetta.
Siamo di fronte allora allo strumento di scrittura perfetto?
In virtù di quanto scritto sopra riguardo alla varietà di gusti ed esigenze personali, dubito che questo esista in termini assoluti: ma è fuor di dubbio che da oggi c’è un nuovo sceriffo in città, e chiunque voglia conquistare i nostri workflow (ed i sudati euro) dovrà farci necessariamente i conti.

Stay Tuned,
Mr.Frost

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